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13 maggio 2006

La prima di otto

Ecco finalmente il 13 maggio. La data che segnava l'inizio della mia chemioterapia. La data della prima delle otto sedute che ogni due settimane il mio corpo doveva sostenere. Era un giovedì il 13 maggio 2004, il giorno settimanale è una delle poche cose che puoi scegliere. Io scelsi il giovedì. Ricordo che non volevo assolutamente che le terapie mi facessero saltare giorni di lezione all'università, e il giovedì era una giornata tranquilla, forse addirittura di riposo. Era perfetta. Chissà cosa pensavano i dottori o i miei genitori: questo qua pensa all'università quando sta per fare una cura così pesante e debilitante. Beh si, ci pensavo. E ci ho pensato per tutto il periodo di cure (finito il 30 novembre). In realtà forse non avevo capito bene la gravità della situazione e l'ho affrontata sfacciatamente, come se fosse un esame da superare con 30 e lode, fregandomene delle difficoltà che inevitabilmente ci sarebbero state. Io semplicemente non avevo pensato a tutto questo. Nella mia profonda e incosciente razionalità avevo solo aggiunto a penna "fare la chemioterapia" alla voce "impegni". In effetti poi ho trattato la cosa come se fosse un impegno che si prende una volta ogni 15 giorni, come non so, giocare a calcetto con amici o andare al cinema. Anche quando la dottoressa mi aveva comunicato la notizia del tumore o i gli effetti collaterali della cura, io reagii come se mi avessero appena detto "o guarda daniè, c'è da andare a comprare da mangiare per il gatto". In fin dei conti, cosa potevo fare? Potevo anche mettermi lì a urlare contro il mondo, ma non ho avuto mai questo istinto. Anzi, pensavo di poter cogliere attraverso la malattia un'opportunità in più rispetto a molti altri ragazzi della mia età. La dottoressa parlava di cicli chemioterapici della durata di un mese, e di 4-6 cicli in tutto. E a lei che diceva: forse ne faremo solo quattro, io rispondevo: beh ma perchè non sei? Forse volevo che le cose venissero svolte bene, e pensavo che due cicli in più avrebbero fornito maggiori possibilità di successo per la cura. Pensandoci a due anni di distanza...due mesi in più sarebbero stati davvero insopportabili...
Il 13 maggio partii verso l'ospedale con i miei. Mi portai in auto The Queen is Dead e Automatic for the People. La musica dei REM e di Morrissey ha sempre accompagnato i miei viaggi verso l'ospedale, era una specie di amuleto. Quel giorno mi portai anche il cd dei Franz Ferdinand e il libro di Sistemi Operativi. Quel cd non lo ascoltai più per diversi mesi: ho avuto la nausea per i mesi a seguire. La chemio ti stravolge il cervello più che il fisico, è questa la verità più brutta. Olfatto e gusto vengono completamente ribaltati: i sapori più dolci diventano salati e viceversa. Ancora oggi mangio piccantissimo senza accorgermi quasi del peperoncino. Alcuni odori sgradevoli (come la sigaretta) diventano piacevoli e alcuni non-odori (l'asetticità del corridoio del reparto) diventano nauseanti.
Io non sapevo cosa volesse dire fare una chemio. Sembra una pratica strana, nessuno sa bene che vuol dire. Ora lo so, almeno per quel che riguarda il mio caso. La chemio è somministrazione di farmaci. Io avevo quattro farmaci, il protocollo era il cosiddetto ABVD, un acronimo che rappresentava le iniziali dei farmaci. Non mi ricordo bene i nomi, ho bene stampato in mente però il significato della B: BLEOMICINA. Un nome onomatopeico, che richiama bene l'atto che dopo le chemioterapie spesso si effettua: vomitare. Io non sono stato un gran vomitone, ho vomitato la prima chemio, e alle ultime 3. In realtà più che il vomitare, il fastidio proviene dal senso continuo di nausea: la nausea è un modo particolare di soffrire. E' molto esistenziale, non è come una ferita o una contusione, localizzabili e escludibili, anche se con fatica. La nausea è stare male, punto. Stare male dentro, e non poter identificare la sorgente del male.
Tornando a quel 13 maggio...
Dopo aver sbrigato tutti i rituali (agocannula e analisi del sangue) mi portarono in una sala. Mi sdraiai su un lettino. Mi misi comodo guardando di fronte a me una ragazza dell'età mia con il mio stesso problema: Simona. Lei poi sarebbe diventata mia amica, e avremmo condiviso quest'esperienza così particolare. Portava una cuffia blu in testa. La chiesi anche io la cuffia: serve per non fare arrivare alla testa i farmaci che ti iniettano, in modo da non far cadere i capelli. Solo che è ghiacciata. Il solo ricordo ora mi fa venire la nausea, anche ora che sto scrivendo. Un giorno mia madre mi toccò la testa con le mani fredde...ebbi la nausea per ore.
Avevo tagliato molto i capelli, però non volevo perderli del tutto. Anche se poi con il passar delle sedute iniziai a rasarmeli sempre di più, finchè non ci fu più bisogno della cuffia.
I vecchietti non si smentiscono mai, parlano e si impicciano sempre, non solo sull'autobus. Vedendo due ragazzi così giovani subito iniziarono a compatirci e a fare domande personali. Il vecchio accanto a me guardava stupito il mattone di Sistemi Operativi che mi ero portato, chiedendosi come un uomo potesse studiare tutte quelle pagine. Me lo chiedo ancora anche io. Quell'esame fu tragico. Devo ringraziare Carlo se sono riuscito a darlo. Si è sobbarcato tutto il peso di una tesina tanto inutile quanto lunga. E se non fosse stato per lui io non avrei mai vinto la scommessa fatta con me stesso (e con la psicologa diffidente) di riuscire a sostenere tutti gli esami previsti nel periodo di malattia; e forse non sarei nemmeno riuscito a laurearmi a marzo di quest'anno insieme a tutti i miei compagni di corso.
Boh, ho scritto un sacco di cose...forse troppe. La chemio mi ha reso confusionario!




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27 aprile 2006

Doppia ricorrenza

Il 29 aprile non sarò a Roma e quindi non potrò aggiornare il blog. Quel giorno del 2004 ho subito l'operazione di biopsia al collo per vedere cosa ci fosse che non andava...E' strano, il 29 aprile è un giorno particolare: tra il 2000 e il 2003 è stato l'anniversario con la ex mia ragazza, dal 2004 in poi è e sarà sempre l'anniversario dell'inizio del mio breve ma intenso periodo passato tra ospedali vari. Poi casualmente io compio anche gli anni il 28 di aprile, quindi queste ricorrenze sono sempre doppie. Un po' come quelli che oltre al compleanno festeggiano anche l'onomastico, o qualcosa del genere. Comunque per me il 29.04.04 è stato un bel giorno. La mia curiosità per l'operazione che stavo per affrontare era alta, non ero per niente impaurito, ma anzi desideroso di fare tutto il prima possibile. Tra l'altro non che fosse st'operazione complicatissima, dovevano estrarmi un linfonodo da sotto la clavicola sinistra; alla fine me la cavai con meno di un'ora sotto i ferri. Sono belle alcune sensazioni che solo il lettino della sala operatoria può darti, come ad esempio il freddo o l'asetticità tipica delle sale o il voler fare il cretino con la bellissima anestesista che mi era capitata. La sensazione dell'anestetico che gelido sale dalle vene del braccio fino a diffondersi in tutto il corpo; il sentire che lavorano dentro di te ma non provare nulla, una sorta di lavoro artigianale compiuto sul proprio corpo da un estraneo. La musica che saliva dalle casse, la voglia di rimanere vigile durante tutta l'operazione, con il desiderio di voler vivere appieno quel momento e capire tutto quello che fanno, a partire da quelle poche frasi che riesci a percepire in quei momenti: ora tagliano, ora spostano, ora estraggono, ora chiudono...e poi dopo un po' essere riportati nella stanza dove ti aspettano i tuoi preoccupatissimi, quando io ero la persona più tranquilla del mondo. Mi ricordo che sia prima che dopo l'operazione mi sono goduto l'essere trasportato sul lettino, alla fine non è una cosa da tutti i giorni, contavo le luci al neon che mi passavano sopra la testa. In effetti è strana come sensazione quella di essere trasportato sul lettino, perchè sei orizzontale; siamo abituati a sportarci seduti o in piedi, non abbiamo mai tempo di guardare cosa ci passa sopra la testa. E' la stessa sensazione che ho provato quando sono stato a New York, la voglia di camminare con gli occhi al cielo per poter vedere bene ogni centimetro di quei palazzoni così alti di cui non riesci a scorgere la fine e che sembrano caderti addosso. Mi accingo quindi a vivere questa doppia ricorrenza, e lo farò partendo per qualche giorno con la persona che amo. E' la prima volta che posso farlo, sarà speciale...




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29 marzo 2006

29 marzo 2004

Continuo con la serie dei "due anni dopo"...
A questo punto del 2004 avevo già fatto un paio di ecografie al collo. La prima evidenziava dei linfonodi gonfi all'altezza della clavicola sinistra e una prima possibile diagnosi era un'infezione dovuta al graffio di gatto. Ma quale graffio! Io già avevo capito tutto e la dottoressa che mi visitava aveva capito che avevo capito. E i miei forse avevano capito ma pensavano che io non avessi capito e se io provavo a dire: guardate che ho capito, loro dicevano: ma la smetti, non hai niente. Comunque ero alle ecografie...dopo la prima ecografia mi è stato dato un coso, un antibiotico credo, che combattesse questa infezione da graffio di gatto. Sono stato un mese a prendere sto coso, lo prendevo sapendo che era inutile, ma ho dovuto fare contenta mia madre, lei a quella storia del gatto ci credeva davvero (era l'unica). La seconda ecografia, fatta per vedere i progressi (?) dovuti all'antibiotico, ha mostrato la stessa situazione della prima, e il consiglio che mi venne dato era quello di fare una biopsia, ovvero di rimuovere chirurgicamente un linfonodo dal collo per farlo analizzare. Intanto mi avevano indirizzato verso l'ospedale Sant'Eugenio, il cui reparto di ematologia si dice essere uno dei migliori sulla piazza. Nel prossimo capitolo quello che mi è stato detto e fatto lì...
Ciao




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17 marzo 2006

Scomposto sul divano

Primo post della serie "2 anni dopo"

17.03.2004
Mi è successa una cosa stranissima prima: stavo vedendo la televisione in camera da pranzo e come al solito ero sdraiato a cazzo, assumendo tutte le posizioni più strambe. Insomma avevo la testa appoggiata sulla mano sinistra e la spalla e il braccio erano tutte disarticolate. Insomma in questa posizione mi accorgo di una cosa strana: sento qualcosa che mi spinge sul collo, da dentro, sul lato sinistro. Mi tocco con la mano e sento questo strano bozzettino, grande qualche centimetro. Forse anche più di uno, mi pareva ce ne fossero anche altri più piccoli. Vabbè, non sarà nulla spero. Comunque l'ho detto a mia madre, dice che domani chiamerà un nostro amico medico. Vediamo un po' che è.
Ciao




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17 marzo 2006

Come se succedesse oggi...

Ho sempre avuto il rimpianto di non aver iniziato a scrivere prima questo blog. Come ho ripetuto più volte, è nel 2004 che sono avvenuti i più grossi avvenimenti nella mia vita, ma all'epoca non ero riuscito ad appuntarmi o pubblicare quelli che erano i miei pensieri, e che sicuramente sarebbero stati molto più interessanti da leggere di quelli effettivamente pubblicati dopo quel periodo. Insomma sento un po' il bisogno di rifarmi e di cercare di ricreare le sensazioni vissute nel periodo della malattia. Solo che sono passati quasi due anni, e allora pensavo questo: scrivo dei post come se le cose avvenissero oggi e non due anni fa. Cercherò di ripercorrere gli avvenimenti e pubblicare un relativo post, nella stessa data in cui gli avvenimenti effettivamente erano accaduti, beh chiaramente con un 2006 al posto del 2004. Non so se poi riuscirò a mantenere questi miei intenti, ma ci provo. Fine di questa introduzione per i post postdatati.
Bye




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